mercoledì 31 agosto 2011

Il dubbio dell'aspirante innovatore


Nella mia azienda ormai periodicamente e da un po’ di tempo una mia collega è solita pubblicare, in un blog interno, alcuni post dagli argomenti più disparati.
Si va dal gossip interno, alla presentazione di nuovi obiettivi, ai grandi temi filosofico / escato(tecno)logici.
In uno degli ultimi post ho ritrovato ripreso e commentato un recente articolo di Clay Christensen pubblicato sulla versione on-line di The Economist - che mi era già capitato di leggere nei mesi scorsi, suggerito da un qualche tweet - nel quale viene suggerita l’idea che la mente possa in un qualche modo essere spinta, attraverso opportune abitudini, ad essere innovativa.

La tesi di fondo dell’articolo è basata sull’osservazione del fatto che la maggior parte delle grandi innovazioni di prodotto sono nate perlopiù casualmente da intuizioni suggerite da situazioni estranee al contesto proprio del problema piuttosto che da un’analisi profonda e puntuale dello stesso.

A chiosa di questo articolo che sottolinea - guardandolo da un’altro aspetto - l’essenzialità della curiosità e della varietà di interessi nel processo di perfezionamento delle proprie abilità analitiche, mi è (casualmente!) venuto in mente un altro interessante articolo1

Sentite la storiella e... trovate le differenze!

Anno 1959.
In Inghilterra, un magnate visionario dell’industria - tale Henry Kremer - indice un concorso a premi per la realizzazione di un sogno di leonardiana memoria: costruire un aeroplano in grado di volare grazie alle sole forze del pilota.
Negli anni si cimentarono nell’impresa ingegneristica decine di aspiranti “nuovi Leonardo”, fallendo, uno dopo l’altro, miseramente, ma continuando nei loro tentativi di ricerca.
Diciotto anni più tardi, quando ormai il sogno sembrava essersi rivelato irrealizzabile, un ingegnere statunitense, Paul MacCready, entra in gara osservando per prima cosa le ragioni per cui tutti i precedenti tentativi dei suoi colleghi erano falliti.
Si accorse dell’ovvio:
il problema reale che non aveva permesso negli anni precedenti di arrivare ad una soluzione era che tutti i suoi predecessori nell’impresa non avevano capito il vero problema.

The problem is that we don’t understand the problem.



Qual era il problema?
Semplice: i suoi colleghi che avevano fino a quel momento fallito nell’impresa, erano tutti partiti a testa bassa nella realizzazione di idee, congetture, teorie, senza alcun supporto di test empirici. Il problema è che questa fase - molto lunga, anni, come si può ben immaginare - veniva sempre vanificata in pochi minuti dal (unico) test finale, che costringeva a ricominciare da capo.
Paul ebbe l’intuizione di capire che il problema reale da risolvere a monte, per poter sperare di reaizzare i requisiti della gara, era quello di rendere minimi i tempi di iterazione dell’intero processo, per poter sì procedere con un approccio empirico, ma in modo snello, agile.
Così - questo moderno genio dell’innovazione - cambiò il suo problema da “costruire un aeroplano a propulsione umana“ a “costruire un prototipo di aeroplano rimontabile in poche ore”.

Solo dopo aver risolto questo nuovo problema, si dedicò ai requisiti veri e propri.
E ci riuscì!
Naturalmente anche lui passò attraverso diversi fallimenti prima di riuscire a vincere l’ambito premio Kremer, ma la differenza tra lui e gli altri è che per lui ogni iterazione di processo era questione di ore, non di mesi.

Così, semplicemente cambiando la prospettiva di visione del problema, applicando il caro e vecchio divide et impera nell’approccio risolutivo di un problema evidentemente molto complesso, Paul riuscì nell’impresa.

Se anche voi, nel vostro lavoro quotidiano, vi accorgete che state perdendo più tempo in problemi contingenti piuttosto che nella risoluzione del problema vero e proprio, probabilmente a monte avete un cosiddetto
problema di processo: vi state facendo la domanda sbagliata.

Provate allora a mollare per un po’ la presa e occupatevi di qualcos’altro.
Qualcosa di completamente diverso.
Attivate almeno ogni tanto un po’ di neuroni del vostro emisfero destro.
Magari ascoltate della buona musica classica o cimentatevi in una forma d’arte che vi appassiona...
Fidatevi, Ne varrà la pena, anche per rendere un po’ meno “noioso” il vostro lavoro quotidiano!
;-)



1.
assume un tono quasi profetico riletto allo stesso pubblico del post della mia collega